La maledizione delle zucche

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Fiona und Emma wollten einen ruhigen Halloween-Abend mit Kürbisrisotto – Fiona liebt Kürbisse! – und einen guten Film verbringen, aber in letzter Minute entscheiden sie sich, ein mysteriöses Halloween-Dorf in der Innenstadt zu besuchen…

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Inhaltsverzeichnis

La maledizione delle zucche

Capitolo 1

Era la sera di Halloween e nella cucina di Fiona si sentiva un buon profumo di zucca. Fiona diede un’ultima occhiata alla ricetta, poi prese il cucchiaio di legno e mescolò un’altra volta. È venuto bene, meno male! pensò assaggiandolo. Il risotto è un piatto lombardo e Fiona voleva stupire la sua amica con una ricetta tipica del suo luogo d’origine.

Fiona adorava le zucche. In autunno ne comprava un sacco e poi le cucinava in diversi modi, come primo insieme alla pasta, al riso o in una buona vellutata, oppure come secondo facendole al forno o in forma di polpette. Lo scorso fine settimana aveva preparato una deliziosa torta alla zucca che aveva mangiato insieme ai suoi genitori che erano venuti a trovarla.

Fiona guardò l’orologio. Erano le sette e mezza. Emma dovrebbe arrivare da un momento all’altro, pensò. Avevano deciso di trascorrere un Halloween tranquillo con una buona cena e un film horror.

Infatti dopo pochi minuti suonò il campanello e Fiona andò ad aprire la porta.
«Ciao Emma! Entra» le disse Fiona. Emma e Fiona erano vicine di casa. Abitavano nello stesso appartamento nel centro di Roma, Fiona al terzo piano, Emma al secondo. Per questo Emma non indossava né giacca né sciarpa, sebbene fuori facesse piuttosto freddo. Il gatto di Fiona, Romeo, che fino a quel momento stava dormendo in camera da letto, arrivò di corsa per salutarla.

«Che cosa hai cucinato di buono?» chiese Emma incuriosita seguendo Fiona in cucina. Senza rispondere, Fiona indicò con orgoglio la pentola.
«Un risotto alla zucca!» esclamò Emma meravigliata. «Ottimo, adoro il risotto!»
Fiona sorrise soddisfatta, poi diede un’ultima mescolata e spense il fornello. «Direi che è pronto.»

Emma aiutò Fiona ad apparecchiare, poi si sedettero a tavola e mangiarono il risotto accompagnandolo con un buon vino bianco, che Fiona aveva usato anche per cucinare.
«Hai sentito parlare del villaggio di Halloween?» chiese Emma dopo aver finito di mangiare.
Fiona la guardò stupita. «No, che cos’è?»
«Non saprei, ho visto il volantino oggi pomeriggio.»
Prese il cellulare e le mostrò una foto. Il volantino pubblicizzava il villaggio di Halloween e parlava di bancarelle terrificanti, cibo disgustoso e creature spaventose.
Romeo intanto era saltato sul tavolo e osservava anche lui la foto. Sembrava quasi che stesse leggendo anche lui il volantino.
«Che ne dici se andiamo a dare un’occhiata? Sembra interessante!» propose Emma.
«Perché no! Non è molto distante, con il tram ci mettiamo un quarto d’ora» rispose Fiona, anche se non era del tutto convinta della cosa. Non sapeva perché, ma aveva una strana sensazione.

Così Fiona e Emma sparecchiarono velocemente la tavola, poi Emma andò nel suo appartamento per prendere la giacca e la borsa. Mentre Fiona si preparava per uscire, Romeo la seguiva e miagolava a gran voce. Fiona gli mise dei croccantini nella ciotola e gli fece un po’ di coccole, ma lui non sembrava interessato. Continuava a fissare Fiona con quei suoi grandi occhi verdi. 
«Non ti preoccupare, torno presto» gli disse accarezzandolo dietro le orecchie, il suo punto preferito.
Poi uscì dall’appartamento, scese le scale e uscì fuori sulla strada. Emma la stava già aspettando. Fiona si voltò e guardò in alto. Romeo la fissava silenziosamente dalla finestra del terzo piano. Per un attimo, Fiona pensò che Romeo avesse uno sguardo preoccupato. Che stupidaggine, pensò Fiona scuotendo la testa, poi seguì Emma verso la fermata del tram.

Übersetzung

Es war der Abend von Halloween, und Fionas Küche roch nach Kürbis. Fiona warf einen letzten Blick auf das Rezept, nahm dann den Kochlöffel und rührte noch einmal um. Es ist gut geworden, Gott sei Dank! dachte sie beim Kosten. Risotto ist ein lombardisches Gericht, und Fiona wollte ihre Freundin mit einem typischen Rezept aus ihrer Heimat beeindrucken.

Fiona liebte Kürbisse. Im Herbst kaufte sie viele davon und kochte sie dann auf verschiedene Arten, als ersten Gang mit Nudeln, Reis oder als leckere Cremesuppe, oder als zweiten Gang, im Ofen gebacken oder als Bällchen. Am vergangenen Wochenende hatte sie einen köstlichen Kürbiskuchen zubereitet, den sie mit ihren Eltern gegessen hat, die zu Besuch gekommen waren.

Fiona schaute auf ihre Uhr. Es war 19:30 Uhr. Emma sollte jeden Moment hier sein, dachte sie. Sie hatten beschlossen, ein ruhiges Halloween mit einem guten Abendessen und einem Horrorfilm zu verbringen.

Tatsächlich klingelte es ein paar Minuten später und Fiona ging die Tür öffnen.
»Hi Emma! Komm rein« sagte Fiona zu ihr. Emma und Fiona waren Nachbarn. Sie wohnten im gleichen Haus im Zentrum von Rom, Fiona im dritten Stock, Emma im zweiten. Deshalb trug Emma keine Jacke und keinen Schal, obwohl es draußen ziemlich kalt war. Fionas Kater, Romeo, der bis dahin im Schlafzimmer geschlafen hatte, kam angerannt, um sie zu begrüßen.

»Was hast du Leckeres gekocht?« fragte Emma neugierig und folgte Fiona in die Küche. Ohne zu antworten, zeigte Fiona stolz auf den Topf.
»Ein Kürbisrisotto!« sagte Emma erstaunt. »Toll, ich liebe Risotto!«
Fiona lächelte zufrieden, rührte ein letztes Mal um und schaltete den Herd aus. »Ich würde sagen, es ist fertig.«
Emma half Fiona, den Tisch zu decken, dann setzten sie sich und aßen das Risotto zusammen mit einem guten Weißwein, den Fiona auch zum Kochen verwendet hatte. 
»Hast du schon mal vom Halloween-Dorf gehört?« fragte Emma, nachdem sie mit dem Essen fertig war.
Fiona schaute sie erstaunt an. »Nein, was ist das?«
»Ich weiß nicht, ich habe den Flyer heute Nachmittag gesehen« 
Sie nahm ihr Handy und zeigte ihr ein Foto. Der Flyer warb für das Halloween-Dorf und sprach über grausige Stände, ekelhaftes Essen und furchterregende Kreaturen.
Währenddessen war Romeo auf den Tisch gesprungen und auch er sah sich das Foto an. Es sah fast so aus, als würde auch er den Flyer lesen.
»Was hältst du davon, wenn wir uns das mal anschauen? Klingt interessant« schlug Emma vor.
»Warum nicht! Es ist nicht sehr weit, mit der Straßenbahn brauchen wir 15 Minuten« antwortete Fiona, obwohl sie nicht ganz überzeugt war. Sie wusste nicht, warum, aber sie hatte ein komisches Gefühl.

Also räumten Fiona und Emma schnell den Tisch ab, dann ging Emma in ihre Wohnung, um ihre Jacke und ihre Tasche zu holen. Als Fiona sich zum Gehen fertig machte, folgte ihr Romeo und miaute lauthals. Fiona tat etwas Trockenfutter in seine Schüssel und kraulte ihn ein wenig, aber er schien nicht interessiert. Er starrte Fiona immer wieder mit seinen großen grünen Augen an. 
»Keine Sorge, ich bin bald wieder da« sagte sie und kraulte ihn hinter den Ohren, seiner Lieblingsstelle. Dann verließ sie die Wohnung, ging die Treppe hinunter und auf die Straße hinaus. Emma wartete bereits auf sie. Fiona drehte sich um und schaute hinauf. Romeo starrte sie schweigend aus dem Fenster im dritten Stock an. Für einen Moment dachte Fiona, Romeo hätte einen besorgten Blick. Unsinn, dachte Fiona und schüttelte den Kopf, dann folgte sie Emma zur Straßenbahnhaltestelle.

Capitolo 2

Fiona e Emma salirono sul tram, poi scesero dopo una quindicina di minuti e fecero un pezzo a piedi. A Fiona piaceva Roma in autunno. Non c’era quell’afa soffocante che c’era in estate e c’era anche meno gente per le strade. Il Colosseo non era molto distante e Fiona vedeva la sua sagoma stagliarsi sopra i tetti degli edifici. Molte vetrine dei negozi avevano decorazioni di Halloween e zucche, scheletri e pipistrelli osservano le due ragazze mentre camminavano a passo veloce sul marciapiede. Il sole era tramontato da un pezzo ed era già molto buio, ma le strade erano illuminate.

Erano quasi arrivate a Piazza San Giovanni in Laterano e Fiona riusciva a scorgere delle grandi sagome dove prima c’era solo una piazza vuota. All’ingresso della piazza c’era un uomo vestito da scheletro che dava il benvenuto ai visitatori con un sorriso poco rassicurante. Fiona e Emma lo sorpassarono in fretta ed entrarono nel villaggio.

La piazza si era trasformata in un piccolo villaggio di Halloween, con casette e bancarelle di legno scuro. Le vie erano illuminate da tante piccole lanterne a forma di zucca e c’era addirittura un po’ di nebbia che dava al posto un’atmosfera molto spettrale. Fiona e Emma erano davvero colpite da tutti quei dettagli e da come gli organizzatori si fossero impegnati. Quel villaggio di Halloween faceva davvero venire i brividi.

La prima bancarella vendeva dolci dall’aspetto ben poco appetitoso. C’erano dita, orecchie e cervelli accompagnati da strane salse, ragni e insetti su un grande piatto di vetro e occhi che galleggiavano in un grande barattolo.

«Volete assaggiarne uno? Sono zuccherati» disse la vecchia signora indicando un ragno nero. Un po’ titubanti, Fiona e Emma ne assaggiarono uno ciascuno. Erano viscidi e Fiona aveva la sensazione di mangiare un ragno vero, ma zuccherato. Con fatica, deglutì. La signora iniziò a mostrare i suoi prodotti, probabilmente sperando che Fiona e Emma comprassero qualcosa. Ma nessuna delle due aveva intenzione di mangiare un altro di quei ragni, né qualsiasi altra cosa, così ringraziarono gentilmente e si allontanarono.

C’era davvero di tutto. Una bancarella vendeva articoli per decorare la casa, dalle ragnatele alle bare. Il venditore era travestito da vampiro e sorrise a Fiona mostrandole i suoi lunghi denti. Lui era pallidissimo e i suoi occhi erano rossi. Fiona cercò di non fissarlo troppo.

Un’altra bancarella vendeva strane bevande. Un’insegna recitava Bevande e pozioni per tutti i gusti. Dietro il bancone c’era una giovane strega dai capelli neri. Aveva un mestolo in mano e riempiva dei bicchieri da un grosso pentolone. Nel pentolone c’era un liquido verde scuro in cui nuotava qualcosa che somigliava vagamente a pezzi di animali. Fiona iniziava a pensare che il volantino non scherzasse quando parlava di cibo disgustoso.

Poi camminarono davanti a una casetta. La vetrina mostrava lunghi vestiti da strega, abiti da vampiro e diversi altri costumi.
«Entriamo qui, forse trovo un bel costume per l’anno prossimo!» disse Emma ed entrò senza aspettare una risposta. Fiona la seguì. Perlomeno, una boutique di vestiti era una cosa normale, a differenza delle altre cose che aveva visto finora. In effetti, Fiona si rese conto solo in quel momento che quel villaggio la intimoriva e non vedeva l’ora di andarsene.

La boutique era piccola, ma vendeva tanti vestiti. C’erano sia vestiti normali, come gonne e magliette, sia veri e propri costumi. Fiona non era interessata a comprare un costume. Ne aveva già un paio a casa e non ne aveva bisogno di altri, dato che non si travestiva spesso. Quando Emma uscì dal camerino, Fiona fece quasi un salto indietro dallo spavento. Il costume da lupo mannaro che indossava era tremendamente realistico. Fiona ebbe l’impressione che la pelliccia fosse vera.
«Se vieni a casa mia con quello, a Romeo viene un infarto» commentò Fiona.
«Figo, vero?» disse Emma ammirandosi allo specchio.
Continuò a fare avanti e indietro dal camerino provando diversi costumi. Fiona iniziava ad annoiarsi e lì dentro faceva piuttosto caldo, considerando che indossava un berretto di lana e la giacca pesante.
«Vado un attimo fuori a prendere un po’ d’aria, ok? Torno subito» disse Fiona alla porta del camerino.
«Va bene!» urlò Emma da dentro. Fiona uscì e fece un respiro profondo. Adesso si sentiva meglio.

Übersetzung

Fiona und Emma stiegen in die Straßenbahn ein, verließen sie dann nach etwa fünfzehn Minuten und gingen ein Stück zu Fuß. Fiona gefiel Rom im Herbst. Es gab nicht die drückende Schwüle, die im Sommer herrschte, und es waren noch weniger Menschen auf den Straßen. Das Kolosseum war nicht weit entfernt, und Fiona sah seine Silhouette über die Dächer der Gebäude hinausragen. Viele Schaufenster waren mit Halloween-Dekorationen geschmückt, und Kürbisse, Skelette und Fledermäuse beobachteten die beiden Mädchen, während sie schnell auf dem Bürgersteig entlangliefen. Die Sonne war längst untergegangen und es war schon sehr dunkel, aber die Straßen waren beleuchtet.

Sie waren fast auf der Piazza San Giovanni in Laterano und Fiona konnte einige große Silhouetten sehen, wo vorher nur ein leerer Platz gewesen war. Am Eingang zum Platz stand ein als Skelett verkleideter Mann, der die Besucher mit einem beunruhigenden Lächeln begrüßte. Fiona und Emma gingen schnell an ihm vorbei und betraten das Dorf.

Der Platz hatte sich in ein kleines Halloweendorf verwandelt, mit Häuschen und Verkaufsständen aus dunklem Holz. Die Wege wurden von vielen kleinen Laternen in Form von Kürbissen beleuchtet, und es gab sogar ein wenig Nebel, der dem Ort eine sehr gespenstische Atmosphäre verlieh. Fiona und Emma waren wirklich beeindruckt von all diesen Details und wie die Organisatoren sich angestrengt hatten. Dieses Halloween-Dorf war wirklich unheimlich.

Der erste Stand verkaufte Süßigkeiten, die sehr unappetitlich aussahen. Es gab Finger, Ohren und Gehirne mit seltsamen Soßen, Spinnen und Insekten auf einer großen Glasplatte und Augen, die in einem großen Glas schwammen. 
»Möchtet ihr eine ausprobieren? Sie sind gezuckert« sagte die alte Dame und zeigte auf eine schwarze Spinne.
Etwas zögerlich probierten Fiona und Emma jeweils eine. Sie waren schleimig und Fiona fühlte sich, als würde sie eine echte, aber gezuckerte Spinne essen. Mit Mühe schluckte sie sie hinunter. Die Dame begann, ihre Produkte zu herzuzeigen, wahrscheinlich in der Hoffnung, dass Fiona und Emma etwas kaufen würden. Aber keine von ihnen hatte die Absicht, noch eine dieser Spinnen oder irgendetwas anderes zu essen, also dankten sie freundlich und gingen weg.

Es gab wirklich alles. Ein Stand verkaufte Artikel zur Dekoration des Hauses, von Spinnweben bis hin zu Särgen. Der Verkäufer war als Vampir verkleidet und lächelte Fiona an, und dabei zeigte er ihr seine langen Zähne. Er war sehr blass und seine Augen waren rot. Fiona versuchte, ihn nicht zu sehr anzustarren. 

An einem anderen Stand wurden seltsame Getränke verkauft. Auf einem Schild stand Getränke und Zaubertränke für jeden Geschmack. Hinter dem Tresen stand eine junge schwarzhaarige Hexe. Sie hatte eine Schöpfkelle in der Hand und befüllte Gläser aus einem großen Topf. In dem Topf befand sich eine dunkelgrüne Flüssigkeit, in der etwas schwamm, das vage an Teile von Tieren erinnerte. Fiona begann zu glauben, dass der Flyer keinen Scherz machte, als er von ekelhaftem Essen sprach.

Dann spazierten sie vor ein kleines Haus. Im Schaufenster waren lange Kleider für Hexen, für Vampire und verschiedene andere Kostüme zu sehen. 
»Lass uns reingehen, vielleicht finde ich ein schönes Kostüm für nächstes Jahr« sagte Emma und trat ein, ohne auf eine Antwort zu warten. Fiona folgte ihr. Zumindest war ein Bekleidungsgeschäft eine normale Sache, im Gegensatz zu den anderen Dingen, die sie bisher gesehen hatte. Tatsächlich bemerkte Fiona erst in diesem Moment, dass das Dorf sie einschüchterte, und sie konnte es kaum erwarten, hier wegzukommen.

Die Boutique war klein, aber es wurden viele Klamotten verkauft. Es gab sowohl normale Kleidung, wie Röcke und T-Shirts, als auch echte Kostüme. Fiona war nicht daran interessiert, ein Kostüm zu kaufen. Sie hatte bereits ein Paar zu Hause und brauchte keine weiteren, da sie sich nicht oft verkleidete. Als Emma aus der Umkleidekabine kam, sprang Fiona vor Schreck fast zurück. Das Werwolfkostüm, das sie trug, war schrecklich realistisch. Fiona hatte den Eindruck, dass das Fell echt war.
»Wenn du damit zu mir nach Hause kommst, wird Romeo einen Herzinfarkt bekommen« kommentierte Fiona. 
»Cool, nicht wahr?« sagte  Emma, während sie sich selbst im Spiegel bewunderte.

Sie ging immer wieder in die Umkleidekabine und probierte verschiedene Kostüme an. Fiona fing an, sich zu langweilen, und es war ziemlich heiß dort drin, angesichts der Tatsache, dass sie eine Wollmütze und eine schwere Jacke trug.
»Ich gehe nur kurz raus und schnappe etwas Luft, okay? Ich bin gleich wieder da« sagte Fiona an der Tür der Umkleidekabine. 
»In Ordnung!« rief Emma von drinnen.
Fiona ging raus und holte tief Luft. Jetzt fühlte sie sich besser.

Capitolo 3

Rimase lì qualche minuto ad osservare le persone che passavano e le altre bancarelle. Una casetta all’angolo attirò la sua attenzione: era piena di zucche. Finalmente qualcosa che mi piace! pensò Fiona felice e si avvicinò. L’insegna recitava Il tempio delle zucche. In effetti, più che una casetta, sembrava una piccola chiesa. Fuori c’erano molte zucche, tutte con le facce intagliate. Fiona entrò incuriosita e rimase colpita da quello che vide. C’erano tanti piccoli altari decorati con preziosi oggetti dorati e molte candele. Al centro di ogni altare si trovava una bellissima zucca, ognuna con una faccia diversa e lavorata con grande maestria. Sembrava quasi un luogo sacro.

Ma per quanto le piacessero, Fiona non era interessata ad averne una intagliata. In fondo, che cosa se ne faceva? Dopo pochi giorni avrebbe dovuto buttarla via. Però pensò che fosse una buona idea comprarne una da mangiare. Forse vendevano zucche speciali e particolarmente deliziose.

«Posso aiutarti?» disse una voce. Dall’ombra uscì un fauno. Fiona rimase per un attimo a bocca aperta. Il ragazzo aveva i capelli castani e spettinati, le orecchie a punta e il torso nudo (ma non aveva freddo?), ma le sue gambe erano pelose e terminavano con degli zoccoli.
«C-cerco una zucca» balbettò Fiona imbarazzata.
«Allora sei nel posto giusto» commentò lui con un sorriso smagliante. «Che zucca cerchi? Grande o piccola? Sorridente o spaventosa?» chiese indicando le varie zucche.
Più Fiona osservava quelle zucche e più le sembravano… vive. Ebbe addirittura l’impressione che una le fece l’occhiolino. Distolse velocemente lo sguardo.
«Ne cerco una piccola, non intagliata, da mangiare. Avete qualcosa di speciale?»
Il suo sguardo gentile si indurì all’istante, il suo sorriso scomparve. Fiona deglutì intimorita. Ho detto qualcosa di sbagliato?
Senza dire una parola andò nella stanza sul retro e tornò con una zucca non intagliata.
«Ecco, prendi questa» disse porgendole la zucca senza sorridere. Fiona afferrò la zucca a disagio.
«E-ecco, io… ci ho ripensato, non voglio comprare nessuna zucca…» balbettò Fiona cercando di restituirgli la zucca, ma lui non la voleva.
«Tienila. Portala a casa» disse, poi si voltò per andarsene.
«Aspetta, dove vai? Quanto ti devo?»
«Niente. Offre la casa» rispose lui, e poi scomparve.

Fiona se ne andò in fretta portandosi con sé la zucca e raggiunse la boutique di vestiti, dove Emma la stava aspettando.
«Pensavo volessi uscire a prendere solo un po’ d’aria!» esclamò lei quando la vide. Sembrava arrabbiata e sollevata allo stesso tempo. «Mi stavo preoccupando!»
«Scusami» rispose Fiona. «Ho visto quella casetta laggiù e ho pensato di dare un’occhiata.»
Emma le sorrise. «Nessun problema. Vedo che hai comprato qualcosa.»
«Sì, beh…» comprato non era esattamente corretto, ma non aveva voglia di parlarle di quello strano incontro. «E tu non hai comprato nessun costume?» chiese invece per cambiare discorso. Emma non aveva nessun sacchetto in mano.
«No, alla fine ho pensato che non ne avevo bisogno. E poi erano carissimi» disse scuotendo la testa.
«Bene, andiamo a casa? Si sta facendo tardi e sono un po’ stanca» disse Fiona. In realtà non si sentiva stanca, ma non aveva voglia di rimanere in quel posto un minuto di più. Sembrava che Emma avesse voglia di visitare qualche altra bancarella, ma acconsentì e tornarono a casa.

Übersetzung

Sie stand ein paar Minuten lang da und beobachtete die vorbeigehenden Menschen und die anderen Stände. Ein Häuschen an der Ecke erregte ihre Aufmerksamkeit: Es war voller Kürbisse. Endlich etwas, das mir gefällt! dachte Fiona glücklich und ging näher heran. Auf dem Schild stand Der Tempel der Kürbisse. Tatsächlich sah es eher wie eine kleine Kirche aus, als ein Häuschen. Draußen gab es viele Kürbisse, alle mit ausgeschnitzten Gesichtern. Fiona ging neugierig hinein und war beeindruckt von dem, was sie sah. Da waren viele kleine Altäre, die mit kostbaren goldenen Gegenständen und vielen Kerzen geschmückt waren. In der Mitte jedes Altars stand ein wunderschöner Kürbis, jeder mit einem anderen Gesicht und mit großem Geschick hergestellt. Es schien fast ein heiliger Ort zu sein.

Aber so sehr sie ihr auch gefielen, Fiona war nicht daran interessiert, einen geschnitzten davon zu haben. Was sollte sie letztendlich damit machen? Nach ein paar Tagen würde sie ihn wegwerfen müssen. Aber sie hielt es für eine gute Idee, einen zum Essen zu kaufen. Vielleicht verkauften sie spezielle und besonders leckere Kürbisse.

»Kann ich dir helfen?« sagte eine Stimme. Aus dem Schatten kam ein Faun. Fiona war für einen Moment sprachlos. Der Junge hatte braunes, zerzaustes Haar, spitze Ohren und einen nackten Oberkörper (war ihm nicht kalt?), aber seine Beine waren behaart und endeten mit Hufen.
»I-Ich suche nach einem Kürbis« stotterte Fiona verlegen.
»Dann bist du am richtigen Ort« kommentierte er mit einem strahlenden Lächeln. »Was für einen Kürbis suchst du? Groß oder klein? Lächelnd oder unheimlich?« fragte er und zeigte auf die verschiedenen Kürbisse.
Je mehr Fiona sich diese Kürbisse ansah, desto… lebendiger sahen sie aus. Sie hatte sogar den Eindruck, dass einer ihr zuzwinkerte. Sie schaute schnell weg.
»Ich suche nach einem kleinen, nicht geschnitztem, einem zum Essen. Habt ihr etwas Besonderes?«
Sein freundlicher Blick verhärtete sich augenblicklich, sein Lächeln verschwand. Fiona schluckte eingeschüchtert. Habe ich etwas Falsches gesagt?
Ohne ein Wort zu sagen, ging er ins Hinterzimmer und kehrte mit einem ungeschnitzten Kürbis zurück.
»Hier, nimm den« sagte er und reichte ihr den Kürbis, ohne zu lächeln. Fiona griff unbehaglich nach dem Kürbis. 
»A-Also, ich… ich habe es mir anders überlegt, ich will keinen Kürbis kaufen…« stammelte Fiona und versuchte, ihm den Kürbis zurückzugeben, aber er wollte ihn nicht haben.
»Behalte ihn. Nimm ihn mit nach Hause« sagte er und drehte sich dann um, um zu wegzugehen.
»Warte, wo gehst du hin? Wie viel schulde ich dir?«
»Nichts. Auf Kosten des Hauses« sagte er, und dann verschwand er.

Fiona ging schnell mit den Kürbis weg und erreichte das Bekleidungsgeschäft, wo Emma auf sie wartete. »Ich dachte, du wolltest nur an die frische Luft gehen« sagte sie, als sie sie sah. Sie schien verärgert und gleichzeitig erleichtert zu sein. »Ich habe mir schon Sorgen gemacht!«
»Es tut mir leid« antwortete Fiona. »Ich sah das Häuschen dort drüben und dachte, ich sehe es mir mal an.«
Emma lächelte sie an. »Kein Problem. Ich sehe, du hast etwas gekauft.«
»Ja, nun…« gekauft war nicht ganz richtig, aber sie wollte nicht über dieses seltsame Treffen sprechen. »Und du hast kein Kostüm gekauft?« fragte sie stattdessen, um das Thema zu wechseln. Emma hatte keine Tasche in der Hand.
»Nein, letztendlich dachte ich, dass ich keines brauche. Außerdem waren sie teuer« sagte sie kopfschüttelnd. 
»Gut, sollen wir nach Hause gehen? Es ist schon spät und ich bin ein wenig müde« sagte Fiona. Sie fühlte sich nicht müde, aber sie wollte keine Minute länger an diesem Ort bleiben.
Es schien, dass Emma Lust hatte, noch ein paar Stände zu besuchen, aber sie stimmte zu, und sie gingen nach Hause.

Capitolo 4

Fiona salutò Emma e salì le scale per raggiungere il suo appartamento. Quando aprì la porta, Romeo le corse incontro miagolando. Sembrava molto felice di vederla. Anche Fiona era molto felice di essere finalmente a casa. Andò in cucina e appoggiò la zucca sul tavolo, poi andò in bagno.

Quando tornò in cucina, Romeo era sul tavolo e fissava la zucca. Anzi, le soffiava.
«Romeo, cosa succede?» chiese Fiona osservando prima lui, poi la zucca. Romeo continuò a miagolare e a rizzare il pelo. Fiona cercò di tranquillizzarlo, poi si avvicinò prudentemente alla zucca e la prese in mano, girandola a destra e a sinistra. Sembrava una zucca normalissima. Ma Romeo non ne sembrava convinto. Forse ha un odore strano? Fiona la annusò, ma non sentì nessun odore particolare. Ma lei non aveva l’olfatto di un gatto. Sì, probabilmente ha solo un odore particolare, per questo Romeo reagisce in modo così strano, pensò Fiona, sebbene una parte di lei non ne fosse tanto sicura.

Prese Romeo e lo portò in salotto, poi si lavò i denti e si mise il pigiama. Ma non aveva sonno, così si sedette sul divano e accese la TV. Dato che era la notte di Halloween, in TV c’erano un sacco di film horror. Ne scelse uno a caso e iniziò a guardarlo, mentre Romeo si appallottolava vicino a lei.

Nel film c’erano dei ragazzi che avevano affittato una baita nel bosco. Niente di originale, pensò Fiona. All’inizio erano tutti allegri e si divertivano. C’era la solita biondina carina che tipicamente muore per prima. Poi arrivò la sera e iniziarono a succedere cose strane. Si sentivano dei rumori, la porta cigolava. La ragazza urlò e sparì. Gli altri ragazzi erano in casa terrorizzati. Poi qualcuno bussò alla porta. Tutti trattennero il fiato. Sentirono dei passi, un’ombra si avvicinò alla finestra. L’ombra ruppe il vetro ed entrò in casa. Era una zucca gigante che sorrideva malignamente.

Adesso anche Fiona si trovava nella casa e iniziò a correre in preda al panico. Doveva scappare, allontanarsi da quella terribile zucca, allontanarsi da quel posto… Uscì dalla casa e corse nel bosco. Correva e correva, ma all’improvviso era circondata da decine di bancarelle, tutte che vendevano zucche. Ma le zucche erano vive e si muovevano verso di lei. Fiona cercò di scappare, ma le zucche erano troppe e ben presto era circondata. Si girò nella speranza di trovare una via di fuga, ma non vide altro che zucche.

Le zucche si avvicinarono sempre di più con atteggiamento minaccioso, diventarono sempre più grandi e i loro occhi erano come pozzi neri senz’anima da cui Fiona non riuscì a distogliere lo sguardo. Tu ci hai mangiate, adesso noi mangiamo te. Ripetevano le zucche in coro e sghignazzavano. Tu ci hai mangiate, adesso noi mangiamo te. E Fiona vide che i loro sorrisi maligni si allargavano e la loro bocca nera si faceva sempre più grande. E le zucche ridevano. Una risata senza gioia. Il buio la stava avvolgendo, presto l’avrebbero inghiottita…

Una luce si fece strada fra le tenebre e la risata si spense. Due occhi rassicuranti, un viso familiare, quel pelo rosso… Romeo? Chiese Fiona stupita. E in quel momento aprì gli occhi.

Si era addormentata sul divano e stava sudando. Romeo la stava fissando con quei suoi occhi verdi. Sul pavimento di fronte al divano c’era la zucca: era rotta in mille pezzi. Romeo, dopo essersi evidentemente assicurato che Fiona stesse bene, iniziò a pulirsi il pelo.

Fiona restò immobile per cinque minuti buoni, fissando Romeo che si faceva la toeletta e i resti della zucca sul tappeto, troppo stordita per riuscire a pensare con chiarezza. Poi si alzò, prese un sacco della spazzatura, raccolse i pezzi di zucca e andò a buttarli nel cassonetto della spazzatura in strada, mentre il sole sorgeva e illuminava le strade di Roma.

Übersetzung

Fiona verabschiedete sich von Emma und ging die Treppe zu ihrer Wohnung hinauf. Als sie die Tür öffnete, lief Romeo auf sie zu und miaute. Er schien sehr glücklich, sie zu sehen. Fiona war auch sehr glücklich, endlich wieder zu Hause zu sein. Sie ging in die Küche, stellte den Kürbis auf den Tisch und ging dann ins Badezimmer. 

Als sie in die Küche zurückkehrte, saß Romeo auf dem Tisch und starrte den Kürbis an. Oder besser, er fauchte ihn an.

»Romeo, was ist los?« fragte Fiona und schaute erst ihn und dann den Kürbis an. Romeo miaute weiter und er stellte weiterhin das Fell auf. Fiona versuchte, ihn zu beruhigen, näherte sich dann vorsichtig dem Kürbis, hob ihn auf und drehte ihn nach links und rechts. Er sah aus wie ein ganz normaler Kürbis. Aber Romeo schien nicht überzeugt. Vielleicht riecht er komisch? Fiona schnupperte daran, aber sie roch nichts Besonderes. Aber sie hatte nicht den Geruchssinn einer Katze. Ja, wahrscheinlich hat er nur einen besonderen Geruch, deshalb verhält sich Romeo so seltsam, dachte Fiona, obwohl ein Teil von ihr sich nicht so sicher war.

Sie nahm Romeo und trug ihn ins Wohnzimmer, putzte sich dann die Zähne und zog ihren Pyjama an. Aber sie war nicht müde, also setzte sie sich auf das Sofa und schaltete den Fernseher ein. Da es die Nacht von Halloween war, liefen viele Horrorfilme im Fernsehen. Sie wählte auf gut Glück einen aus und begann ihn anzuschauen, während Romeo sich neben ihr zusammenrollte.

In dem Film gab es einige Jugendliche, die eine Hütte im Wald gemietet hatten. Nichts Originelles, dachte Fiona. Zuerst waren sie alle fröhlich und amüsierten sich. Da gab es die übliche hübsche Blondine, die typischerweise zuerst stirbt. Dann kam der Abend und seltsame Dinge begannen zu geschehen. Man hörte Geräusche, die Tür quietschte. Das Mädchen schrie und verschwand. Die Anderen waren im Haus und waren völlig verängstigt. Dann klopfte jemand an die Tür. Alle hielten den Atem an. Sie hörten Schritte, ein Schatten näherte sich dem Fenster. Der Schatten zerbrach das Glas und drang in das Haus ein. Es war ein riesiger Kürbis, der bösartig lächelte.

Nun war Fiona auch im Haus und begann panisch herumzurennen. Sie musste weglaufen, weg von diesem schrecklichen Kürbis, weg von diesem Ort… Sie rannte aus dem Haus und in den Wald. Sie rannte und rannte, aber plötzlich war sie von Dutzenden von Ständen umgeben, die alle Kürbisse verkauften. Aber die Kürbisse waren lebendig und bewegten sich auf sie zu. Fiona versuchte zu fliehen, aber da waren zu viele Kürbisse, und bald war sie umzingelt. Sie drehte sich um in der Hoffnung, einen Fluchtweg zu finden, sah aber nichts als Kürbisse. Die Kürbisse kamen bedrohlich näher und näher, wurden immer größer und ihre Augen waren wie seelenlose Höhlen, von denen Fiona nicht wegschauen konnte. Du hast uns gegessen, jetzt essen wir dich. wiederholten die Kürbisse im Chor und lachten höhnisch. Du hast uns gegessen, jetzt essen wir dich. Und Fiona sah, wie sich ihr boshaftes Lächeln ausdehnte und ihre schwarzen Münder immer größer wurden. Und die Kürbisse lachten. Ein freudloses Lachen. Die Dunkelheit umhüllte sie, bald würden sie sie verschlucken…

Ein Licht bahnte sich seinen Weg durch die Dunkelheit, und das Lachen erlosch. Zwei beruhigende Augen, ein vertrautes Gesicht, das rote Haar… Romeo? fragte Fiona erstaunt. Und in diesem Moment öffnete sie ihre Augen.

Sie war auf dem Sofa eingeschlafen und schwitzte. Romeo starrte sie mit seinen grünen Augen an. Auf dem Boden vor der Couch lag der Kürbis: Er war in tausend Stücke zerbrochen. Nachdem er sich offenbar vergewissert hatte, dass es Fiona gut ging, begann Romeo, sich sein Fell zu putzen.

Gut fünf Minuten lang blieb Fiona regungslos und starrte Romeo an, der sich mit seiner Körperpflege beschäftigte, und die Überreste des Kürbisses auf dem Teppich, zu benommen, um klar zu denken. Dann stand sie auf, nahm einen Müllsack, hob die Kürbisstücke auf und warf sie in die Mülltonne auf der Straße, während die Sonne aufging und die Straßen von Rom erleuchtete.

Capitolo 5

Fiona non sapeva bene cosa fare, così iniziò a camminare. Camminò a lungo, cercando di non pensare troppo a quella strana notte. Quasi senza rendersene conto giunse alla piazza dov’era stata la sera prima con Emma. Forse sperava di trovare delle risposte o una spiegazione logica a quello che era successo. Ma il villaggio di Halloween non c’era più. C’era il solito obelisco al centro della piazza e alcune persone che camminavano assorte nei loro pensieri. Ma di bancarelle, zucche o fauni nemmeno l’ombra. Se ne sono andati in fretta, pensò Fiona delusa.

Infine, Fiona tornò a casa e andò da Emma. Stava facendo colazione e le offrì un caffè. Fiona rimase per un po’ in silenzio, poi però decise di parlare del suo strano sogno.
«Emma, ti ricordi la zucca di ieri…» incominciò Fiona.
«La zucca? Intendi il risotto alla zucca? Buonissimo» disse Emma masticando un biscotto.
«No, no, non il risotto, intendo la zucca, quella che ho preso al villaggio di Halloween.»
Emma la guardò come se non capisse di cosa stesse parlando. «Quale villaggio?»
«Ma quello in centro, dove siamo state ieri sera…»
Ma Emma continuava a non capire. «Ieri sera sono venuta a cena da te, e poi abbiamo visto un film» disse, guardando Fiona come se stesse impazzendo.
«Emma, se è uno scherzo, non è divertente. Ieri volevamo guardare un film, ma poi siamo uscite perché tu avevi visto quella locandina…» Fiona iniziava ad arrabbiarsi.
«Senti, non so di cosa tu stia parlando. Forse hai fatto solo un brutto sogno.»
Già. Un brutto sogno. Fiona finì il caffè e se ne andò. Ma allora, che cosa è successo davvero? Ho davvero sognato tutto?

Fiona non lo scoprì mai, ma da quel giorno, ogni volta che vedeva una zucca, sentiva quella risata maligna nella sua testa. Da quel giorno, ogni zucca che vedeva sembrava seguirla con lo sguardo. Da quel giorno, Fiona non mangiò più neanche una zucca.

Übersetzung

Fiona wusste nicht, was sie tun sollte, also begann sie spazieren zu gehen. Sie ging lange spazieren und versuchte, nicht allzu viel über diese seltsame Nacht nachzudenken. Fast ohne sich dessen bewusst zu sein, erreichte sie den Platz, wo sie am Abend zuvor mit Emma gewesen war. Vielleicht hoffte sie, ein paar Antworten oder eine logische Erklärung für das Geschehene zu finden. Aber das Halloween-Dorf war nicht mehr da. In der Mitte des Platzes waren der übliche Obelisk und einige Leute, die gedankenverloren herumliefen. Aber nicht einmal ein Schatten von Ständen, Kürbissen oder Faunen. Sie sind in Eile aufgebrochen, dachte Fiona enttäuscht.

Schließlich kehrte Fiona nach Hause zurück und ging zu Emma. Diese frühstückte gerade und bot ihr Kaffee an. Fiona schwieg eine Weile, beschloss dann aber, über ihren seltsamen Traum zu sprechen. 
»Emma, erinnerst du dich an den Kürbis von gestern…« begann Fiona.
»Der Kürbis? Du meinst das Kürbisrisotto? Sehr lecker« sagte Emma während sie ein Keks kaute.
»Nein, nein, nicht das Risotto, ich meine den Kürbis, den ich im Halloween-Dorf genommen habe.«
Emma schaute sie an, als wüsste sie nicht, wovon sie sprach. »Welches Dorf?«
»Das im Zentrum, wo wir letzte Nacht waren…« 
Aber Emma verstand es immer noch nicht. 
»Ich kam gestern Abend zum Abendessen, und dann haben wir uns einen Film angesehen« sagte Emma und sah Fiona an, als würde sie verrückt werden.
»Emma, wenn das ein Witz ist, ist er nicht lustig. Gestern wollten wir uns einen Film ansehen, aber dann sind wir ausgegangen, weil du diesen Flyer gesehen hast…« Fiona fing an, wütend zu werden.
»Hör mal, ich weiß nicht, wovon du sprichst. Vielleicht hast du nur einen schlechten Traum gehabt.«

Ja. Ein schlechter Traum. Fiona trank ihren Kaffee aus und ging. Was ist aber wirklich passiert? Habe ich wirklich alles geträumt?

Fiona fand es nie heraus, aber von diesem Tag an konnte sie jedes Mal, wenn sie einen Kürbis sah, dieses böse Lachen in ihrem Kopf hören. Von diesem Tag an schien jeder Kürbis, den sie sah, ihr mit dem Blick zu folgen. Von diesem Tag an aß Fiona nie wieder einen Kürbis.

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