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Al telefono con Babbo Natale (B1)

Il signor B. Natale riceve una chiamata da una bambina che ha trovato il suo numero sulla scrivania di papà…

Storia di Natale

Al telefono con Babbo Natale

Driiin!
«Coff, coff. Arrivo!»
Il signor Bernardo trascinò le ciabatte fino all’ingresso, dove squillava insistente un vecchio telefono.
«Sììì, chi parla?» chiese affannato.
«Parlo con Ba… Babbo Natale?», balbettò una vocina sottile.
«Cosa??? Sono il signor Natale, chi parla?» ripetè urlando.
«Ehm, ecco, lo so… non si dovrebbe, ma ho trovato il suo numero sulla scrivania di papà e…»
«Parli più forte, non la sento!»
«DICEVO, HO TROVATO IL SUO NUMERO SULLA SCRIVANIA DI PAPÀ. HO UN FAVORE DA CHIEDERE.» urlò la voce dall’altro lato del telefono.
Era Martina, otto anni, apparecchio ai denti e una passione per i biscotti allo zenzero e cannella, quelli che quando ne mangi troppi ti pizzica la lingua.
«Quale favore? Chi parla?»
Il signor Bernardo si spazientì.
«Ehm, vorrei modificare la mia lettera. È passato a prenderla ieri. Era appesa alla porta, come tutti gli anni.»
«Quale lettera?» chiese sbalordito.
Martina sbuffò. «Insomma Babbo Natale, mi prende in giro?»
A quel punto il signor Bernardo capì l’errore.
Ridacchiò. Nella vita gliene erano capitate tante, ma nessuno lo aveva mai scambiato per Babbo Natale. Decise di stare al gioco, così, per divertirsi un po’.
«Ah, giusto la lettera. Tu sei la piccola…»
«MARTINA! Finalmente, era ora! Qualche giorno fa ho trovato in giro un bigliettino: c’era scritto B. Natale e il suo numero di telefono. Ho capito subito che era lei. È lei, giusto?»
«Certo.»
«Ok, quindi ha preso la lettera sì o no?»
«Che modi! Ovvio, ce l’ho qui sottomano», disse il signor Bernardo afferrando una vecchia lista della spesa.
«Vediamo… quest’anno sei stata brava. Hai preso ottimi voti… bene… non ti sei messa le dita nel naso… benissimo…»
«Ehm, non è la mia. Io non mi scaccolo…»
«Oh, tranquilla, manterrò il segreto. Allora, cosa posso fare per te?»
Martina tornò gentile.
«Sì, ecco… lo so non si potrebbe però, ho cambiato idea. Non voglio più il castello delle fate, voglio un paio di Stens, quelle scarpe sono troppo fighe.»
«Un cambio eh? Questione delicata.»
«Lo so, lo so. Ma visto che papà è suo amico…»
«Tuo padre! Dovrei sgridarlo, sai? Il mio numero è segretissimo!»
«No, per favore. Mi dice sempre di non entrare nel suo studio, però a me piace giocare alla dottoressa.»
«Ah, il tuo papà è un medico?»
«Sì.»
Il Signor Bernardo fece due più due e capì che Martina era la figlia del dottor Grimbaldi, il suo cardiologo. Un uomo buono che gli telefonava ogni giorno dopo quella brutta ricaduta.
«Facciamo così. Chiamami domani alle sei. Riunirò il consiglio degli elfi e vedrò cosa fare.»

Il giorno dopo, alle sei esatte, il telefono di casa Natale squillò.
«Sììì, chi parla?»
«Allora?»
«Chi è? Che modi…»
«Martina. Allora, le mie Stens?»
«Mmm, la faccenda è complicata. Il gran consiglio si è opposto.»
«Perché?»
«Eh, sono tutti felici che tu abbia smesso di scaccolarti (e anche io, è proprio disgustoso).»
«Non mi scaccolo!»
«Sì, certo… però, dovresti essere più generosa.»
«Generosa?»
«Presti i tuoi giochi?»
«No.»
«E i vestiti?»
«No.»
«Condividi la merenda a scuola?»
«No.»
«Sei gentile in classe?»
«No, cioè sì, oh uffa! Cosa volete da me?»
«Fai una di queste cose e avrai le Stens. Hai una settimana.» CLICK.
Il signor Bernardo attaccò, lasciando Martina senza parole e con una domanda: come avrebbe fatto a controllarla? Non poteva essere dappertutto, altrimenti a che servirebbe scrivergli una lettera ogni anno? Decise di bluffare.
Allo scadere dei sette giorni telefonò puntuale.
«Ho fatto.»
«Chi parla?»
«Martina.»
«Che modi…»
«Ho regalato Bunny, il mio peluche, a Ernesto della prima A. Sono stata generosa, merito le Stens.»
«Non è vero. Bunny è sul tuo letto, accanto al cuscino a forma di cuore.»
Martina sgranò gli occhi. Bunny era proprio lì.
«Accidenti!» le scappò.
«Che insolente! Ti do altri tre giorni. Impegnati.» CLICK. Martina batté i piedi stizzita.
Babbo Natale la controllava, non poteva mentire.
«Aspetta», pensò, «mi controlla a casa, ma a scuola no di certo». Poteva bluffare.

Dopo tre giorni, il telefono a casa del signor Bernardo squillò insistente.
«Martina?»
«Questa volta l’ho fatto davvero, ho dato metà della merenda a Giulio, il mio compagno che non ha mai nulla da mangiare.»
«Non è vero. Il panino al salame lo hai mangiato tutto tu, ogni giorno.»
«Ma come hai fatt…»
«Non puoi mentire a Babbo Natale.»
«Accidenti, accidenti, accidenti! Al diavolo le Stens e la lettera. Mi terrò il castello. Addio Babbo Natale.» CLICK.
Martina lanciò Bunny e si lasciò cadere sul letto.
Aveva appena litigato con Babbo Natale e rovinato i suoi Natali per sempre. Quella notte non riuscì a dormire e la mattina dopo a scuola aveva le occhiaie, il viso pallido e un gran mal di pancia.
A ricreazione Giulio le si avvicinò.
«Vuoi un po’ della mia barretta alla frutta?»
Le porse la metà. Era buona, sapeva di pesca, ma durò poco.
Martina allora sfilò il panino dalla cartella.
«Vabbè, buona merenda», disse Giulio voltandosi.
«Ne vuoi un pezzo?»
«Se… sei sicura? Non dividi mai niente con nessuno.»
«Ti va oppure no?». Fu un po’ brusca, doveva fare ancora molta pratica. Giulio addentò il panino.
«Mmm, buono grazie. Avevo una fame!» esclamò sorridendo.
Il giorno dopo offrì ancora la metà del panino a Giulio, prestò una gomma a Marta e aiutò Andrea a risolvere un problema di geometria.
Erano tutti sorpresi della sua gentilezza, anche lei.
Da quando aiutava i compagni, si sentiva meno arrabbiata e a casa aveva perfino voglia di parlare.
Intanto, il signor Bernardo chiese informazioni su di lei al dottor Grimbaldi.
«È cambiata: gentile, allegra. Ieri ha permesso a un’amica di giocare con il suo Bunny. Eravamo senza parole».
«Bene, bene. Allora la ringrazio per la telefonata e la aspetto domani per la visita», tagliò corto il signor Bernardo con voce tremante.
Gli stava per scappare una lacrima.
Il giorno dopo chiamò il negozio di scarpe di un amico, ordinò le Stens e chiese di lasciarle davanti alla porta della famiglia Grimbaldi la sera della vigilia. Fece aggiungere un biglietto: «Sono fiero di te! B. Natale»

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